MINACCIA DI LICENZIAMENTO? PER LA CASSAZIONE E' ESTORSIONE

MINACCIA DI LICENZIAMENTO? PER LA CASSAZIONE E’ ESTORSIONE
Con sentenza n. 25337 del 6 luglio 2026, la seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che commette il reato di estorsione il datore di lavoro che, sotto la minaccia di licenziamenti, costringe i dipendenti a lavorare per 20 ore consecutive, in attività diverse dai loro profili professionali, senza mezzi di protezione adeguati, non denunciando un infortunio sul lavoro. La vicenda riguarda effettivamente lavoratori costretti, sotto minaccia di licenziamento, tra l’altro, a lavorare fino a 20 ore consecutive, a svolgere attività diverse dal proprio profilo, a lavorare durante la cassa integrazione e, in un caso, a fornire una versione non veritiera di un infortunio sul lavoro. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, lasciando ferme le condanne per estorsione. Un passaggio particolarmente importante, anche in chiave sindacale, è quello in cui la Corte considera correttamente accertato un complesso di condotte finalizzate a costringere i lavoratori a sottostare alle richieste datoriali «pena il licenziamento», individuando il profitto degli imputati nel mancato pagamento dello straordinario, nell’utilizzo della prestazione durante la cassa integrazione e nell’elusione delle conseguenze delle violazioni antinfortunistiche. Cassazione Penale 06 luglio 2026, n 25337
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