SENTENZA CORTE DI CASSAZIONE N. 29368 DELL'8 AGOSTO 2025 – FIRMA FORZATA DELLE BUSTE PAGA E CONFIGURAZIONE DEL REATO DI ESTORSIONE

SENTENZA CORTE DI CASSAZIONE N. 29368 DELL’8 AGOSTO 2025 – FIRMA FORZATA DELLE BUSTE PAGA E CONFIGURAZIONE DEL REATO DI ESTORSIONE
sentenza della Corte di Cassazione n. 29368 dell’8 agosto 2025, ha confermato la condanna a tre anni e cinque mesi di reclusione nei confronti di un imprenditore che costringeva i propri dipendenti a firmare buste paga riportanti importi superiori a quelli effettivamente corrisposti. Il datore di lavoro aveva minacciato i lavoratori di non pagarli affatto in caso di rifiuto: una condotta che la Suprema Corte ha qualificato come estorsione ai sensi dell’art. 629 del Codice Penale. La Cassazione ha ribadito un principio consolidato:   “integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che, attraverso minacce esplicite o implicite di licenziamento o mancato pagamento, costringe i dipendenti ad accettare trattamenti economici inferiori rispetto a quelli risultanti dalle buste paga”. Non rileva, dunque, la “firma” del lavoratore, che non sana né legittima la pratica: la sottoscrizione ottenuta sotto pressione non ha valore di consenso libero e consapevole. La Corte ha inoltre chiarito che il “profitto ingiusto” non riguarda soltanto il risparmio economico sullo stipendio, ma anche la finta regolarità amministrativa che il datore ottiene nei confronti di INPS e Agenzia delle Entrate. Ciò comporta un danno doppio per il lavoratore: perdita economica diretta e possibili pregiudizi previdenziali e fiscali. Questa pronuncia riafferma un principio fondamentale: la dignità del lavoro non è negoziabile. Le buste paga non possono diventare uno strumento di ricatto o di copertura di pratiche illecite. Ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione effettiva, tracciabile e conforme al contratto. La UIL continua a vigilare con la massima attenzione su eventuali segnalazioni di comportamenti analoghi, ricordando che:
  • la firma forzata delle buste paga è priva di valore giuridico;
  • ogni pratica di pagamento “differito” o “a parte” deve essere immediatamente segnalata alle autorità competenti o alle nostre sedi sindacali;
La sentenza della Cassazione conferma che il lavoro subordinato, anche nei contesti più fragili, non può essere terreno di impunità. Il rispetto dei contratti e dei diritti dei lavoratori è un obbligo, non un’opzione.
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